Pubblicato il: 06 agosto 2021

La liturgia dei simboli di Sant'Antonio

di Sergio Pignatelli

 

 

La liturgia dei simboli di Sant’Antonio è una celebrazione relativamente recente per la nostra confraternita. È una novità portata da Padova dal padre conventuale Luciano Marini nell’ultimo pellegrinaggio delle reliquie di Sant’Antonio nella città di Molfetta, avvenuto nel 2015. Da allora tutte le amministrazioni che si sono susseguite a guida del Sodalizio, in comunione d’intenti con l’assistente spirituale, hanno ritenuto di inserire in pianta stabile questa celebrazione nel programma dei Festeggiamenti solenni in onore di Sant’Antonio. Proprio tra le mura dell’antico Duomo di Molfetta, nel lontano 1987 avvenne ufficialmente il primo incontro tra fra Luciano e la congregazione antoniana locale in occasione del 350° anniversario della fondazione della stessa. Un incontro avvenuto sotto lo sguardo benedicente del Servo di Dio don Tonino Bello, confratello onorario del nostro benemerito Sodalizio. C’erano tutti gli ingredienti giusti affinché questa unione si rivelasse fruttuosa nel tempo e così è stato.

 

L’immagine di Sant’Antonio che tutti noi abbiamo in mente è quella di un frate giovane che tiene in braccio Gesù Bambino ma l’iconografia e l’effige di Sant’Antonio comprende anche altri simboli: la giovinezza, il saio, il libro, il giglio, la fiamma, il cuore, il pane. In questa liturgia si offre dunque la possibilità di una profonda riflessione su alcuni di questi. I simboli, infatti, esprimono sia una caratteristica della personalità del Santo (funzione di memoria), sia i doni e le qualità che gli ha attribuito la devozione popolare (funzione simbolica).

 

Quest’anno, tutti i simboli sono stati presentati all’altare dai bambini sottolineando intrinsecamente un ulteriore segno distintivo di questo Santo: l’amore verso i fanciulli. Sant'Antonio, infatti, durante la sua vita terrena, ha sempre avuto una particolare predilezione per i bambini. Non a caso, i protagonisti di molti dei suoi più celebri miracoli sono proprio i bambini ed è per questo che, nei secoli, si è radicata la tradizione di affidare i più piccoli, fin dalla nascita, alla sua protezione. Anche a distanza di 8 secoli, i bambini continuano ad essere i più grandi devoti del Santo. A Lui il Signore ha riservato il compito di proteggerli per l’eternità, un compito affidatogli probabilmente durante l’apparizione nella cella del Conte Tiso, dove l’Altissimo gli si mostrò proprio nei panni di un bambino. A Molfetta, questa usanza è stata sempre curata con particolare attenzione dal nostro Sodalizio. I genitori, i nonni, gli zii iscrivevano e iscrivono i propri pargoli alla nostra Confraternita certi, che così facendo, Sant’Antonio vegliasse, ancor più da vicino, sulle loro vite.

 

Alcuni genitori, poi, facevano indossare ai bambini il saio francescano per ringraziare il Santo della protezione ricevuta e farla conoscere agli altri. Un simbolo dunque che passa dal Santo ai nostri bambini e si fa strumento di diffusione conoscitiva. Ancora una volta Antonio trasmette la sua volontà attraverso i più piccoli proprio come avvenne, al crepuscolo del 13 giugno del 1231, quando i frati che stavano assistendo il Santo morente, per scongiurare l’arrivo incontrollato di grosse folle di popolo devoto, avrebbero voluto tenere nascosta la notizia della sua morte ma, proprio in quegli istanti tutti i bambini di Padova si riversarono per le strade della città gridando: «È morto il padre santo! È morto sant’Antonio!» rimarcando l’universalità di un Santo che non è dei frati, non è nostro, non è vostro ma è Santo del Mondo, fratello di tutti, soprattutto degli ultimi e di chi segue il passo degli ultimi.